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Gaspare Zinnanti, il del serial killer chiamato purificatore di anime
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Gaspare Zinnanti, il “purificatore di anime” che terrorizzò Milano nel 1997

Polizia

La vicenda di Gaspare Zinnanti, il serial killer che nel 1997 uccise tre persone a Milano e confessò un tentato omicidio in metropolitana, sostenendo di voler purificare le anime delle vittime.

Il nome di Gaspare Zinnanti è legato a una delle storie più disturbanti della cronaca nera milanese degli anni Novanta. La stampa lo soprannominò “il purificatore di anime”, perché lui stesso, dopo l’arresto, parlò di una presunta missione: uccidere per liberare le persone dal dolore e dalle “brutture” del mondo.

Nel marzo del 1997, Zinnanti aveva 35 anni e viveva ai margini, tra espedienti, piccoli reati, stazione Centrale e conoscenze occasionali. Non era un assassino organizzato nel senso classico del termine: i suoi delitti maturarono in pochi giorni, dentro un quadro psichico profondamente alterato, segnato da un delirio mistico che gli fece leggere la morte come una forma di purificazione.

Polizia locale
Polizia locale – newsmondo.it

Gaspare Zinnanti: i tre omicidi tra Città Studi, viale Monza e via Sibari

La prima vittima fu Francesca Coelli, 52 anni, trovata morta il 21 marzo 1997 nel suo appartamento di via Vanvitelli, in zona Città Studi. La donna, che conosceva Zinnanti, venne uccisa con violenza. Le indagini portarono rapidamente gli investigatori sulle tracce di un uomo biondo chiamato Gaspare.

Poco dopo, la polizia arrivò a un altro indirizzo: viale Monza 150. Qui venne trovato morto Alvaro Calvi, 58 anni, ex marinaio. Anche in questo caso, secondo le ricostruzioni, l’assassino era qualcuno di cui la vittima si fidava. Zinnanti avrebbe poi confessato anche un terzo omicidio: quello di Vincenzo Zenzola, 43 anni, ucciso in una fabbrica abbandonata in via Sibari, nella zona sud di Milano.

Il tentato omicidio in metropolitana e l’arresto

Nel racconto degli investigatori emerse anche un altro episodio: il 12 marzo 1997, alla fermata Sondrio della metropolitana, una donna, Genoveffa Nuzzo, era stata spinta sotto un convoglio. Sopravvisse, pur in condizioni gravi. Zinnanti si autoaccusò anche di quel tentato omicidio e alcuni testimoni lo riconobbero.

L’arresto arrivò il 23 marzo 1997, dopo una rapina in via Vittor Pisani. Una donna appena rapinata lo riconobbe e avvisò la polizia. Durante l’interrogatorio, Zinnanti confessò i delitti e spiegò il movente con parole inquietanti: disse di essersi sentito investito da un compito divino, quello di alleviare le sofferenze e salvare le anime.

La vicenda si chiuse senza un processo ordinario. Zinnanti venne giudicato non imputabile per totale infermità mentale e destinato all’ospedale psichiatrico giudiziario. Morì nel 2001, suicida nell’OPG di Reggio Emilia. La sua storia resta quella di una follia omicida concentrata in pochi giorni, ma capace di lasciare a Milano tre morti, una donna sopravvissuta per miracolo e un soprannome rimasto nella memoria nera della città.

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ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2026 16:13

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